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Corso Orchidee

24 Febbraio 2013


Introduzione, Ugo Orlandelli:
Orlandelli: "Buongiorno a tutti, benvenuti a Valle dei Fiori. Oggi abbiamo qui Massimo Ronchi e Sandro Valenti  che ci parleranno di orchidee. Orchidee ce ne sono tante perciò parlerò io solo per presentarvi l’azienda e poi parleranno loro e vi spiegheranno come si rinvasa una pianta. Poi faremo un giro anche nella serra per farvi vedere tutte le varietà perché ci sono moltissime varietà che abbiamo quest’anno perciò anche voi  potrete vederle da vicino e toccarle con mano."

Massimo Ronchi, A.L.A.O.:
Massimo Ronchi: “Mi chiamo Massimo Ronchi, sono segretario della A.L.A.O. Io inizierò a parlarvi di un genere di orchidee che si trovano sulla nostra destra. A cappello di quello che vi diciamo l'associazione è nata negli anni ‘80 e da allora ha sempre tenuto lo zoccolo duro delle persone che la compongono nella provincia di Varese, perché le persone che l’hanno creata vivono lì, però diciamo che è solo un nome che ci sta stretto. Siamo presenti in tutta Italia e abbiamo anche una numerosa affiliazione con tutte le associazioni internazionali. Come diceva Ugo, il libro che abbiamo con le nostre forze stampato  un paio d'anni fa, è un buon manuale di secondo livello che permette di trovare la maggior parte dei generi che ci sono in commercio e come si coltivano.

Per darvi un excursus, la famiglia di orchidee annovera circa 25.000 varietà. È impossibile saper  riprodurre le piante in casa propria come si vorrebbe. Logicamente quando uno compra una pianta deve cercare di fare prima un piccolo esame di coscienza per capire che condizioni climatiche ha in casa, non essere rapito dal fiore, dal colore, dalla bellezza e tentare di  far progredire la pianta in casa se non ha le giuste caratteristiche climatiche. Le piante si dividono in orchidee da serra fredda, orchidee da serra intermedia e orchidee da serra calda. Queste macrodivisioni sono necessarie per cercare di rendere a voi il compito più facile nel distinguere che tipo di pianta coltivare nel proprio ambiente climatico.

Il Cymbidium:
Per esempio qui sulla destra vediamo diverse varietà di Cymbidium. Il Cymbidium è una pianta che è anche detta orchidea da serra fredda, perché resiste bene alle condizioni climatiche estreme. Tuttavia non possiamo andare sotto ad una certa soglia di temperatura. Abbiamo la necessità di tenere queste piante intorno ai 5-6 gradi e alcune di queste anche 0 gradi per fare in modo che l'induzione a fioritura venga completamente soddisfatta. Il Cymbidium è una pianta rustica nel senso che può rimanere fuori da marzo fino a novembre completamente.

Se voi avete una zona del vostro giardino dove avete la possibilità di lasciarla sotto ad una chioma che la può proteggere dal sole maestro, intendo quello che va da mezzogiorno alle 2, la pianta di per se’può può rimanere anche tra virgolette “abbandonata”, nel senso che le tempeste e le piogge che prenderà saranno sufficienti, in buona parte dell'anno, a renderla idratata e a continuare la sua progressione. In generale diciamo che il Cymbidium solitamente fiorisce nell'epoca che corrisponde al nostro inverno. Questo perché? Perché come saprete, poi con tutte le altre spiegazioni che verranno, il motivo principale per cui l'orchidea fiorisce è l’induzione per differenza termica, vale a dire la pianta ha la necessità di avere una escursione termica che distingua il giorno dalla notte. Se voi sarete in grado di dare questa escursione termica all'orchidea, a seconda della specie,  vedrete che fiorirà senza grosse difficoltà.


Come si coltiva il Cymbidium:
Passiamo a come si coltiva il Cymbidium. Come dicevo, da marzo in poi può essere messo fuori dalla propria casa, fuori dal proprio appartamento, e quando abbiamo la certezza , verificandolo da un termometro esterno,che le temperature non vanno più sotto dei 10-12 gradi, possiamo iniziare a dargli da bere in maniera continuativa tutte le settimane.
Qui devo aprire una parentesi:  i Cymbidium che arrivano dalla coltivazione in serra hanno un composto in cui c'è presente una elevata percentuale di torba e questo vuol dire che tratterrà molto l'acqua. Pertanto quando comprate una pianta, osservate proprio il loro composto: se il composto contiene torba dovete bagnare maniera più parsimoniosa, nel senso che tra una bagnatura e l’altra dovete controllare che il composto sia quasi completamente asciutto. Detto questo, soppesando con la mano il vaso, oppure inserendo uno stecchino facendolo ruotare (se lo si toglie asciutto, allora vuol dire che è il momento di bagnare) riuscirete a capire gli intervalli in cui dovete bagnare la pianta.


Come dicevo,nel periodo che va da gennaio a febbraio c'è la formazione delle nuove gemme. Di conseguenza, se in questo periodo si tiene in casa dovrete bagnarlo una volta ogni due settimane, sempre controllando che ci sia quasi un’asciugatura del composto tra una bagnatura e l'altra; quando lo metterete fuori, le temperature si eleveranno e anche  il numero delle ore di luminosità aumenteranno e probabilmente l’asciugatura arriverà prima e quindi dovrete bagnare più frequentemente. Dal momento della formazione delle nuove gemme, per i primi due mesi, potete utilizzare concime 30-10-10 che è con la percentuale di azoto più elevata. Le altre due numerazioni sono relative al fosforo e al potassio.

Dopo questi due mesi in cui si è utilizzato una volta ogni due-tre settimane il concime 30-10-10, passate ad un tipo di concime bilanciato, 20-20-20 fino ad agosto. Fino ad agosto quindi utilizzerete questo tipo di concimazione. Apro un’altra  parentesi e la chiudo subito: queste cose che vi dico sono, diciamo così, delle tecniche che noi abbiamo fatto con la nostra esperienza e non è detto che un'altra persona vi dica modalità diverse di coltivarle però poi ognuno fa la propria esperienza e io mi baso sulla mia di esperienza. Chiudo. Da agosto, per due volte consecutive, se utilizzate una concimazione con una elevata dose di fosforo, per esempio 10-30-20 (questo è un altro tipo di concime per orchidee che noi utilizziamo e suggeriamo), concimando per due volte consecutive con una percentuale di 4 grammi per litro, quindi elevata rispetto al dosaggio normale che sono due grammi per litro, darete la prima stimolazione alla pianta per l’induzione fioritura.

Induzione a fioritura:
Ma il grosso che fa capire alla pianta di essere indotta a fioritura è il ridurre in maniera costante, dalla fine di ottobre fino a dicembre le bagnature, fino a quasi interromperle.
Vale a dire che voi dovrete controllare le temperature esterne che arrivino in prossimità dello zero quindi 5 -4 gradi; a quel punto lì ritiro la pianta dall'esterno e la metto in una posizione della casa in cui c'è una moderata luminosità e una zona fresca, quindi lontano da un termosifone, lontano da una fonte di calore che possa alterare questa induzione che noi stiamo provocando alla pianta. Il fatto di ridurre, dalla fine di ottobre a dicembre, le bagnature dandogli sempre meno acqua e il fatto di darle un riposo con una temperatura sia giornaliera che notturna più bassa (intendo dire durante il giorno 15-16 gradi, durante la notte anche dieci) farà sì che la pianta emetterà delle gemme florali. Quindi, rispetto alle gemme da vegetazione, che hanno la punta lanceolata, la gemma del fiore sarà più forma di ogiva, più tonda: questo vi farà capire che la gemma che sta creando la pianta è quella a fiore. Da questo momento, non fatevi a rapire dalla contentezza, dovete mantenere lo stesso regime di coltivazione quindi mantenere la ridotta bagnatura e mantenere lo stesso tipo di temperatura.
 Quando la pianta incomincerà ad emettere dall’ ogiva l’accenno allo stelo floreale con i bocciolini e ci troveremo ad una lunghezza dello stelo di 20 centimetri circa, allora possiamo iniziare a dare un po' d'acqua. Un pò cosa vuol dire? Vuol dire versare un paio di bicchieri sulla pianta. Molto probabilmente buona parte fuoriuscirà, però in questa maniera la dose non deve essere eccessiva, deve essere minima per fare in modo che non ci sia un sovradosaggio di acqua che possa mantenere fredda e in condizioni precarie la pianta perchè ricordo che ci troviamo ancora nella zona dell’inverno in cui le temperature sono molto basse.

Quando la pianta avrà completamente sviluppato lo stelo frontale con i boccioli appena accennati, allora a quel punto possiamo ritirarla in casa. Anche qui, non ritiratela però in casa in una posizione e in una condizione di temperatura che sia troppo diversa da quella dove era tenuta prima. Mi spiego meglio: se voi la mettete in casa dove ci sono 25 gradi, otterrete che i boccioli dello stelo cadano tutti per terra, quindi se vi capita questa condizione sappiate che l'avete messa una posizione della casa dove c'era un’elevata temperatura e la pianta ha subito una sorta di microtrauma. Quindi posizionatela sempre in una posizione della casa dove ci sia meno calore rispetto per esempio alla cucina che solitamente è l'ambiente della casa più caldo. Meglio metterla in un angolo del soggiorno dove c'è una posizione in cui ci siano i 18 gradi (16-18 gradi). Quando i fiori saranno ben aperti allora poi potrete anche metterla su un centro tavola e godervela per tutta la fioritura che solitamente dura per un periodo di un mese/un mese e mezzo. Quando tutti i boccioli sono caduti, se vi da fastidio vedere questo stelo privo di boccioli e che non dice niente, potete reciderlo. L'unica cosa, quando utilizzate una forbice o una cesoia ricordatevi di passarla sul fuoco per cercare di sterilizzare il taglio della cesoia in maniera tale che non ci siano malattie o virosi che vengono portate se l’avete utilizzata per tagliare o per potare delle altre piante.

Per il regime invernale della pianta, solitamente, come dicevo, si riprende a dargli un pochino d'acqua quando lo stelo è appena accennato. Pertanto non ha una necessità di essere ben idratata ma come dicevo, limitatamente. Noi non utilizziamo concimazione durante l'inverno, la riprendiamo solamente nella misura in cui vediamo accennarsi le nuove gemme della vegetazione che con la stagione, e con l'anno nuovo, incominceranno ad accennarsi e a crearsi.

Il rinvaso:
In commercio ci sono la maggior parte delle varietà di Cymbidium che hanno delle colorazioni che, come potete vedere, vanno dal giallo al verde rosa al rosso al salmone.
Questi qua che vedete dietro di me sono the Cymbidium che sono stati, diciamo così, tenuti in disparte, perché sono piante che quest'anno non hanno rifiorito e hanno decimato le foglie perchè erano un pochino brutte. Però utilizzerò poi una di queste piante per farvi vedere la tecnica di rinvaso, perché il Cymbidium è una gran bella pianta. E’ un pò voluminosa..la maggior parte le persone una volta la apprezzava moltissimo. Adesso c'è stato un pochino meno apprezzamento perchè si cercano orchidee più compatte e più piccoline.
Ciò non toglie che non sia una pianta bellissima da tenere in casa se c'è un po' di spazio. Comunque quando troverete una situazione come questa in cui i pseudo bulbi cominciano ad essere all'esterno del vaso (vedete che sono completamente all'esterno qua), prima che sia troppo tardi, quindi a partire dal mese di marzo, ci sarà la necessità di rinvasarlo su un vaso un pochino più grande. Quindi poi vi faremo vedere come comportarci.
 Il Cymbidium è una pianta rustica robusta. Solitamente il rinvaso si fa in ripresa di vegetazione quindi da marzo in poi, dalla primavera in poi. Vedete il pane delle radici com'è compatto, vedete che le radici sono molto grosse. Questo mi può far capire che per gestire una pianta così abbiamo bisogno di corteccia grossa e abbiamo bisogno di un vaso in cui ci sia la possibilità di dare spazio a queste radici di andare un pochino più a fondo. Mi spiego meglio: rispetto alle Phalaenopsis o ad un altra pianta di orchidee in cui vedete, il vaso tende ad essere quello standard, per il Cymbidium il vaso tende ad essere un pochino più alto, più lungo per dare modo a queste radici di affondarsi. Un'altra cosa che mi sono dimenticato di dire è che le orchidee si offendono se le chiamate piante parassite, anzi, mi offendo anch’io, perché parassita è l’edera, che con le proprie radici va all’interno della corteccia e fa morire la pianta in cui si appoggiata.L'orchidea ha la necessità, in natura, di vivere sui rami piuttosto che sulle piante, per tenersi aggrappata ma non per insidiare la corteccia insidiare ed estrarre la  lista da questa. Solo puramente per sentirsi aggrappata, perché altrimenti i venti monsonici la spazzerebbero via subito. Quindi la sue esigenza è quella proprio di rimanere fissa al terreno.



Rinvaso del Cymbidium:
Quando rinvasiamo il Cymbidium e abbiamo ottenuto più piante, possiamo fare in modo di avere (dicesi pianta adulta con la forza fiore, quindi che ha la forza di rifiorire) almeno una pianta composta da tre vegetazioni. Se voi prendete solo un bulbo, questo non avrà la forza di rifiorire l’anno prossimo. Quindi, quando praticate il rinvaso, dovete ricordarvi di scindere il pane dei bulbi in almeno tre di questi pseudo bulbi. Vedete, questi “cipollotti”, chiamiamoli così, così capite meglio.

E questo è esattamente il momento in cui si dovrebbe rinvasare, cioè quando vedrete che c’è l’accenno alla formazione delle nuove vegetazioni, giusto un dito di spazio tra la fine del bulbo e l’anello del vaso. Alla pianta piace sentirsi avvinghiata, protetta. Se voi utilizzate un vaso troppo grosso di diametro si manifesta il fenomeno dell’”overpotting”, vale a dire, utilizzando un vaso più grande la pianta si sente adagiata e rimane ferma: invece di vegetare e progredire magari sta tre o quattro mesi ferma e voi non capite cosa sta facendo. E’meglio usare un vaso più stretto che un vaso più largo, altrimenti questa si adagia e non fa più niente.

Noi tendiamo a consigliare i vasi trasparenti, non per “spiare” la pianta ma per la comodità di vedere le radici quando sono asciutte. La regola di base per tutte le orchidee è di osservare le radici attraverso il vaso trasparente: se voi guardate questa pianta ha le radici completamente bianche quindi  è il momento di essere ribagnata. Dopo la bagnatura le radici tendono a diventare verdi  e questo vi fa capire che la pianta è ben idratata. Fin tanto che le radici da verdi torneranno ad essere bianche voi non dovete bagnare la pianta.

Quando ci troviamo in una condizione del genere perché la corteccia si è degradata……Dopo due/tre anni la corteccia è andata e non riesce più a contenere l’umidità e nemmeno il concime e allora va cambiata. Si tratta della rinvasatura nello stesso vaso. Poi vi faremo vedere quando ci sono gli agrumi,  nei vasi grossi: dopo tre, quattro, cinque anni non si possono continuare ad allargare i vasi. Nella stessa orchidea adesso vi faremo vedere dove vengono tagliate le radici quando diventano vecchie.

La bagnatura:
Un'altra cosa che volevo farvi vedere è che i vasi per le orchidee devono avere sotto dei buchi perché quando voi  bagnate la pianta la maggior parte dell’acqua deve fuoriuscire, deve essere in grado di drenare. Se voi tenete dei vasi senza i buchi e la stagnazione dell’acqua forma marcescenza sotto, perdete la pianta. Quando voi trovate una pianta in cui avete delle radici che sono marroni, tendenzialmente toccatele: se le radici sono dure vuol dire che la radice è ancora viva, se le radici tendono ad essere secche, piatte e vedete che non c’è più niente allora le dovete eliminare perché sono radici morte. Un'altra cosa che di solito si fa, quando si rinvasa una pianta che ha un buon paio di radici, con le mani e senza usare la cesoia se le radici sono sottili, è cercare di eliminare una percentuale di radici. Vedete, queste tagliate sono più scure e queste altre sono più bianche, queste ultime sono più giovani. Questa è la pianta che dovete svasare. Una volta che avete la pianta in questa situazione, la riadagiate sul vaso mettendo sotto un pane di corteccia di pino  de-resinata che precedentemente avete tenuto a bagno a per 24 ore in modo tale che così la corteccia sia ben inumidita, e abbia modo di rilasciare nei giorni successivi, sotto forma di umidità, la percentuale d’acqua di cui la pianta ha bisogno.

Non siate leggeri nelle pigiature. Quando adagiate la pianta nella corteccia e poi fate in modo che perimetralmente venga appoggiata della corteccia sopra, tra una pigiata e l’altra fate anche in modo di dare qualche battuta al vaso in modo che si compatti bene la corteccia. Dopo date una bella pigiata con le mani .
Una volta che si trova in questa situazione, la pianta può stare almeno due settimane senza essere bagnata perché le radici piano piano devono riadattarsi al loro nuovo ambiente. Quando si rinvasa, solitamente, per facilitare il distacco delle radici dal vaso si tende a tenere la pianta un po’ a bagno, due o tre minuti per facilitare l’operazione di distacco dal vaso. Dopo, quando le radici sono ben bagnate si facilita la rimozione delle radici secche e morte dal composto che ormai è diventato vecchio.


Solitamente il composto che si utilizza varia in funzione anche della radice. O meglio: per orchidee con radice sottile sottile si utilizzerà un composto sottile, mentre per le orchidee con le radici medio-grosse, quindi dalla Phalaenopsis al Cymbidium, si deve utilizzare una corteccia di pezzatura grossa. Si usa corteccia perché questa non trattiene l’acqua . Quando comprate un’orchidea con della torba attorno a sé, state più attenti nel ribagnarla perché tendenzialmente è più facile che i ristagni d’acqua la facciano morire. Il motivo per cui noi utilizziamo solamente corteccia di pino de-resinata mescolata con del polistirolo o della spugna è perché non c’è una così copiosa trattenuta dell’acqua.  La bagnatura, se ripetuta in maniera copiosa (passate un contenitore con dell’acqua due o tre volte, perché un litro solo non va in tutta la parte del vaso ma andrà solamente in una parte) faciliterà il fatto che la corteccia si bagni in grande percentuale, assorba dell’acqua e poi rilasci l’umidità.

Analogamente, la volta che dovrete bagnare con il concime, fate ugualmente una bagnata copiosa. Successivamente, quando avrete dato l’acqua con il concime, passate un’ultima volta con l’acqua normale in maniera tale da lavare via i sali in eccesso che vengono depositati sul bar. Questo farà sì che la radice quando tocca il bar, quando si appoggia, non subisca traumi ma assorba la giusta percentuale di cui necessita.

Il concime:
Il Cymbidium come vedete è una pianta che resiste anche a dei bei strapazzi. E’una pianta rustica. Un Cymbidium per essere bello vigoroso deve essere stato ben concimato. In generale, quello che vi ho detto prima, due grammi al litro è quello che si dà ad una Phalaenopsis che è l’Orchidea di riferimento che utilizzeremo come esempio per darvi le spiegazioni sulle tecniche di coltivazione.  Rispetto alla Phalaenopsis il Cymbidium mangia di più. Ci sono altre famiglie di orchidee che mangiano di più, ma il Cymbidium in particolare deve essere utilizzato in una percentuale di almeno 4 grammi per litro. Solitamente quando comprate il concime ci sono dentro dei misurini da 1 grammo, 2 grammi..basatevi su questa cosa. Dunque 4 grammi per litro vuol dire 4 misurini da un grammo su un litro d’acqua. Se avete un mastello di 5 litri fate un mastello di 5 litri, dunque  20 grammi.

Questa acqua fuoriesce da sotto il vaso,  perciò fate in modo che sotto ci sia una bacinella così potete non buttarla via ma riutilizzarla per la volta successiva: in questo modo limitiamo lo spreco e possiamo riutilizzare questa acqua fertilizzata per la volta successiva. Oppure per altre piante da fiore che si hanno in casa.

Io ho messo sullo scaffale alcune varietà di concime che trovate qui nel garden. Questo è concime liquido. Questo qui invece, dentro il barattolone grande, è il 20-20-20. E’un barattolone che vi dura per due generazioni, nel senso che è talmente tanto che lo potete usare almeno per 4/5 anni. Il 30-10-10 lo trovate nei consorzi. Questo concime idrosolubile universale nel barattolo di colore giallo, che vedete, è da un Chilo. Considerate che voi ne usate 2 grammi una volta ogni quindici giorni, quindi vi durerà 10 anni. Quello è 20-20-20, un concime universale, che può essere utilizzato per tutte le orchidee in generale e per tutte le stagioni.

Gli pseudo-bulbi che devono essere suddivisi devono essere tre, altrimenti si rischia di aspettare tre o quattro anni prima che la pianta rifiorisca. Se ce ne sono di secchi, quelli li potete eliminare. Se invece sono ancora duri e turgidi, quelli sono degli pseudo-bulbi che rimangono come dei magazzini, delle riserve di energia della pianta che non devono essere eliminati ma rimangono attaccati alla pianta stessa. Sono delle riserve di energia che in momenti di secco, momenti in cui vi dimenticate di bagnare hanno modo di sopperire alla mancanza. Se è secco, quando lo schiacci diventa piatto, se è duro, turgido, a quel punto lo puoi tenere.

Da questa pianta per esempio potremmo ottenere tre linee vegetative, quindi tre piante verosimilmente. Come vedete, si deve fare prima della leva con la forza delle braccia, poi se non si dovesse riuscire ad ottenere il distacco completo delle piante, ci si può aiutare immergendo la pianta in acqua tiepida, perché l’acqua tiepida favorisce il distacco.

Minimo tre, oltretutto cominciando a contare dal bulbo nuovo, dalla vegetazione nuova, perché se io prendo tre bulbi al centro che non hanno una testa vegetativa la pianta ripartirà a vegetare ma da una gemma dormiente no. La gemma dormiente ha un principio che si chiama set back: set back significa che la pianta ricomincia il suo ciclo da capo, quindi prima di avere la fioritura passeranno anche due o tre anni. Invece se si prende a contare tre bulbi dalla vegetazione nuova , quindi quella della forza fiore, la pianta andrà a fiore lo stesso anno o l’anno successivo.

Ecco, quando vedete che la pianta comincia a perdere tutte le foglie e le vegetazioni cominciano ad essere molli, si tratta sicuramente di una situazione di asfissia, di pericolo. Se non sapete cosa fare, la prima cosa da fare è svasare. Tirate fuori la pianta dal vaso e controllate le radici, perché il 99% delle volte succede per l’eccesso di bagnature: questo eccesso fa marcire le radici e la pianta muore.

Il terriccio che tirate fuori dalla pianta che rinvasate, non riutilizzatelo perché da un lato la pianta quando si nutre produce anche delle sostanze di scarto; inoltre molto spesso capita di usare dei prodotti chimici o delle altre cose in caso di malattie eccetera che si vanno ad accumulare nel vaso e che poi se le mettete nel compostaggio avrete comunque degli inquinanti. E’meglio eliminarlo sempre.

Metodi di rinvaso:
Vi abbiamo fatto vedere due metodi di rinvaso: un metodo invasivo e uno meno invasivo. Quello non invasivo è quello di prendere il pane dell’orchidea e di metterlo in un vaso leggermente più grande mettendo del nuovo composto tutto attorno comprimendolo e poi mettendolo adagiato con il nuovo vaso.  Invece, il metodo invasivo, è quello che vi abbiamo fatto vedere prima e che consiste nel dividere la pianta a seconda delle vegetazioni e a seconda delle linee vegetative che ha, per ottenere più piante e nel rinvasare, ripiantare. La differenza sostanziale è che quando utilizzate il primo metodo non invadete la pianta, non le provocate dei traumi, pertanto sarà più facile che nell’anno successivo continui a fiorire.  In un metodo invece invasivo, in cui dovete rinvasare una pianta separata in più pezzi , provocate un trauma alla pianta e per questo, con molta probabilità, l’anno successivo non vi fiorirà. Infatti ci sarà necessità che trascorrano un certo periodo di mesi perché riadagiarsi e riadattarsi e riprendersi dallo shock che la pianta ha subito. Dunque non meravigliatevi se avete utilizzato un metodo invasivo e la pianta non vi rifiorirà l’anno successivo.

Composti:
Noi suggeriamo di utilizzare questi sacchetti che Ugo  ha preparato in questi contenitori che sono sostanzialmente, per gli hobbisti, la corteccia che equivale a rinvasare una o al massimo due piante. Se avete venti piante, vi comprate un sacco grosso.  Sostanzialmente noi facciamo in modo che, nel composto che utilizziamo, ci sia la corteccia di pino de resinata e, se ci sono, dei pezzettini di spugna (che potete rompere voi con le forbici) poiché la spugna in percentuale trattiene un pochino di più l’acqua. A seconda poi di famiglie di orchidea diverse potete utilizzare delle altre cose. Per esempio, nel nostro libro, accenniamo a tutti i diversi tipi di materiali che si possono utilizzare. Per estremizzare vi dirò un'altra cosa, che è meglio non fare in casa: ci sono dei nostri soci che hanno preso i cymbidium e li coltivano in sterco di cavallo. Però in questo caso avreste la necessità di rinvasare queste piante tutti gli anni
 



Coltivazione alternativa:
Bisogna avere la pianta nel momento giusto e il cavallo deve aver mangiato solo ed esclusivamente erba perché se ha mangiato mangimi, all’interno ci sono delle sostanze che fanno male. Comunque se si usano terreni molto ricchi e con tanto azoto soprattutto, deve esserci tanto sole e temperature alte perché altrimenti la pianta non è in grado di metabolizzare. Però fate attenzione perché le piante con quel sistema possono diventare enormi, quindi fanno in fretta ad occuparvi tutta la casa. Comunque è una buona soluzione per chi vuole cimentarsi con delle tecniche alternative.  Questo ve l’ho accennato proprio per dirvi che la versatilità dell’orchidea è notevole.

Elementi indispensabili per la fioritura:
Quando la pianta è adulta, se è coltivata bene, fiorisce ogni anno. La cosa fondamentale per il Cymbidium, per avere una buona fioritura, è dargli tanta luce ma non sole diretto altrimenti bruciano le foglie. Serve tanto concime dall’inizio della vegetazione quindi da marzo fino alla fine di agosto. Dopodichè, abbassamenti di temperatura. Se la pianta non ha queste cose non fiorisce.

Le cocciniglie:
Una cosa che dico adesso vale per tutte le orchidee: può capitare che sulle foglie, specialmente sotto le foglie, non sopra, ci siano delle macchioline bianche oppure dei cenni alla escoriazione della foglia. Se le vedete controllate immediatamente sotto perché l’insetto più dannoso e più ricorrente per le foglie delle orchidee sono queste cocciniglie, queste specie di scudetti rotondi che voi non pensate minimamente che siano insetti. Sembrano quasi delle macchioline rotonde. Pertanto, quando vedete che è presente questo insettino,potete utilizzare un prodotto apposta (qui ne trovate di già diluiti, perciò non dovete diventare matti per fare il dosaggio corretto) da spruzzare sotto la foglia dove è presente l’insetto: questo farà sì che l’insetto dopo qualche giorno si stacchi. Se non avete in casa dei prodotti potete utilizzare un batuffolo di cotone imbevuto d’alcol e quando lo passate sotto la foglia, dove c’è l’insetto da rimuovere, l’insetto sente l’alcol e immediatamente si stacca dalla foglia. Il beneficio dell’alcol è che immediatamente dopo evapora, quindi non ci sono effetti nocivi e dannosi che l’alcol può creare. Questo è l’insetto più ricorrente che infesta solitamente le orchidee perché trova nelle foglie delle orchidee un buon riparo: stando sotto non si vede e si procrea e continua a riformarsi e ripopolarsi. Un’altra cosa da tenere presente è che a questi insetti piace molto annidarsi dove ci sono gli interstizi delle foglie. Quindi oltre che a controllare sotto le foglie dovrete anche controllare dove sta il colletto della foglia perché solitamente lì possono annidarsi ulteriori insetti dannosi.

Gli Zygopetalum:
C’è un’altra famiglia che sono gli Zygopetalum che vedremo dopo perché il discorso è molto semplice e breve. Gli Zygopetalum sono molto belli e anche profumati, hanno una fragranza che va dal pepe alla cannella. Sono viola e marroni, hanno delle belle gradazioni colorate e ce ne sono sia di forma compatta che più slanciata. Hanno la particolarità di essere orchidee che, come i Cymbidium, vogliono un ambiente più fresco rispetto alle altre orchidee: il regime di coltivazione deve essere durante l’estate fresco, quindi  temperature massime 24/25 gradi e durante la notte deve scendere almeno di 4 o 5 gradi. Quindi o le tenete in una posizione della casa ombreggiata, dove c’è una buona escursione termica, oppure fuori sotto la chioma di qualche pianta a foglia che possa ombreggiare bene e dove ci sia un buon ricircolo d’aria in maniera tale che durante la notte la temperatura possa ridiscendere. Una cosa che il Zygopetalum odia rispetto alle altre orchidee è la spruzzatura sulle foglie. Se voi accennerete a spruzzare le foglie vi diverranno tutte picchiettate di macchioline nere. Sappiate che non è un fungo o una malattia ma proprio una cosa che la pianta non tollera e dunque ha questa reazione alla bagnatura sulle foglie. Per questo motivo deve sempre essere bagnato dal collo della pianta e non sulle foglie. Il Cymbidium invece, durante le fasi invernali dove c’è molto secco e l’umidità diminuisce si può spruzzare con uno spruzzino per mitigare. Può capitare che, anche se si lascia la pianta fuori, alla pioggia, si formi la macchia nera. Per evitare il problema delle macchie nere bisogna aumentare la ventilazione. L’importante è che l’acqua che rimane sulle foglie si asciughi nel più breve tempo possibile. Ovviamente in natura, la maggior parte delle piante non ha le foglie macchiate perché crescono in zone molto ventilate quindi la goccia d’acqua si asciuga molto in fretta.

La Phalaenopsis:
Cedo la parola ad Alessandro che adesso vi racconta come coltivare un’altra famiglia di Orchidee.
La Phalaenopsis è l’orchidea più comune, che si trova più facilmente in giro ed è tra le piante da vaso più vendute al mondo. Si parla di una produzione mondiale di un miliardo di piante l’anno, praticamente una pianta ogni sette persone. I genitori originali di questo tipo di piante provengono dal sud est asiatico, soprattutto nella zona delle Filippine o della Thailandia.
 Queste piante non sono parassite ma sono epifite, crescono attaccate a degli alberi ed è per questo che si usano per coltivare la corteccia. Si usa la corteccia nei vasi per una questione di comodità, perché così la possiamo tenere in un vaso bagnandola e tenendo il composto più umido. Perché in natura c’è sempre un’umidità altissima mentre nelle case no. In queste zone comunque, le temperature sono sempre abbastanza alte. Si parla di zone in cui le temperature viaggiano tra i venti gradi di temperatura minima notturna e i 30-33 gradi di temperatura diurna. Quindi sono piante che necessitano di caldo tutto l’anno. E non amano temperature basse sotto i 15-16 gradi. Possono sopportare per certi periodi temperature anche di 12-14 gradi ma l’ideale è non farle mai scendere sotto i 15 gradi. Sono piante che non hanno una stagionalità perché crescono più o meno nelle zone equatoriali. Anche subtropicali, ma soprattutto equatoriali. Non hanno delle stagioni precise. Quindi non hanno nemmeno bisogno, come la maggior parte delle orchidee, di una concimazione che varia per il tipo di concime, non ci va 30-10-10, 30-20-20 eccetera perché la pianta continua a vegetare tutto l’anno in maniera stabile. Oltretutto non verrà stimolata la fioritura dalla concimazione. Quindi vale la pena usare sempre un 20-20-20 tutto l’anno. Ovviamente visto che, nelle nostre latitudini, le ore di luce sono inferiori durante l’inverno, la pianta avrà un metabolismo più lento quindi ci metterà di più a fare asciugare il vaso e mangerà anche di meno. Quindi durante l’inverno si tende a concimare di meno e a bagnare di meno. Ma se si ha un ambiente stabile tutto l’anno e si aggiungono ore di luce con la luce artificiale, durante l’inverno si può mantenere la pianta stabile in concimazione e in bagnatura tutto l’anno uguale.

La Phalaenopsis ormai comincia ad essere conosciuta in giro ma pochi sanno come farla fiorire. In natura questa pianta è soggetta ai monsoni. Semplicemente arrivano delle perturbazioni dal sud est asiatico che abbassano le temperature sia di giorno che di notte quindi questo tipo di piante, se non subisce questo abbassamento di temperatura, non fiorisce. Infatti molto spesso uno le tiene in casa, in un ambiente che sembra perfetto e la pianta continua a vegetare e a fare foglie ma non fiorisce mai. Invece c’è l’amico o il vicino che ce l’ha in ufficio e in ufficio la pianta fiorisce, come mai? Perché in ufficio c’è l’aria condizionata e l’aria condizionata fa abbassare la temperatura e quindi la pianta viene stimolata alla fioritura. Uno dei trucchi che consiglio di utilizzare è prima di tutto conoscere l’ambiente che si ha fuori di casa e le temperature che ci sono durante l’anno. Controllare il periodo in cui le temperature non vanno più in basso di 12-14 gradi di notte  (perché è quello l’importante, la temperatura minima “notturna”), quindi o in primavera, o in autunno, quando si hanno queste temperature lasciare fuori la pianta a prendere il fresco di notte per una quindicina o ventina di giorni. Dopo 15-20 giorni la pianta viene stimolata. Dal momento in cui viene stimolata parte dall’ascella fogliare un nuovo stelo e nel giro di 100-120 giorni la pianta è fiorita.

Varietà di Phalaenopsis ce ne sono centinaia di migliaia: piccoline, intermedie, grandi e ne esistono anche di enormi, gigantesche. Ci sono quelle anche che hanno foglie di 70 centimetri di lunghezza. La Phalaenopsis è una pianta abbastanza robusta. Al contrario di quello che si credeva una volta è una pianta che va bagnata poco. E’ sempre meglio aspettare che il terreno si asciughi quasi completamente tra una bagnatura e l’altra. Non si può dare una regola precisa  tipo: ”va bagnata ogni tot giorni”, perché se è un periodo in cui c’è molto secco, molto caldo, la pianta si asciuga in fretta e se invece è un periodo molto umido o piovoso la pianta si asciuga più lentamente. Quando sollevate il vaso e sentite che è leggero allora lo bagnate se siete incerti aspettate un giorno o due finchè è bello asciutto . Ricordate che il più delle piante muoiono perché le bagnate troppo che perché hanno sete. Perciò la prima regola è “attenzione all’acqua”. Esatto. E’meglio aspettare un giorno in più a bagnarle.

La Phalaenopsis oltretutto odia una cosa in particolare: i ristagni d’acqua che si formano nell’ascella della foglia, qui in testa proprio. O sotto. Quindi quando la bagnate evitate di bagnarla da sopra. E’ meglio appoggiarla dentro un catino con l’acqua che arrivi a filo, non troppo alta perché altrimenti esce il terreno da sopra perché è più leggero dell’acqua. La si lascia a bagno almeno 10 minuti. Quando si bagna bisogna bagnare bene, a fondo, e poi aspettare finchè la pianta non si asciuga.

Per concimarla ci sono due sistemi, due scuole: la concimazione più forte data ogni 15 giorni o 30 giorni, quindi ogni 2 o 3 bagnature, oppure una concimazione più blanda data ad ogni bagnatura. Io sono del parere che una concimazione più leggera data ad ogni bagnatura è migliore perché non si va a rischiare, per chi non è esperto, di bruciare le radici della pianta. In più la pianta assorbe lentamente il cibo quindi si sviluppa più omogeneamente. Oltretutto c’è un altro vantaggio: il terreno, molto spesso, soprattutto quando tende ad invecchiare, se prende forti dosi di concimi marcisce molto più in fretta. Oltretutto accumula i sali del concime che quando secca si concentrano. Appena bagnati di nuovo questi Sali concentrati fanno bruciare le radici della pianta. Quindi è meglio concimare a dosi basse e ad ogni bagnatura.

La Phalaenopsis si tiene sempre in casa ma volendo si può tenere fuori , protetta dalla pioggia è meglio. Praticamente da maggio a settembre. Ovviamente la Phalaenopsis è una pianta che ha bisogno di poca luce, quindi  ha bisogno di un ombreggiamento pari al 70% normalmente. Vendono dei teli regolati per questo tipo di ombreggiamento oppure un ombreggiamento continuo da qualche pianta. Non deve assolutamente prendere il sole diretto tra le undici del mattino e le quattro del pomeriggio, soprattutto d’estate. Le fioriture possono durare tanto. L’ultima cosa importante che è la classica domanda che mi fanno tutti è lo stelo. La Phalaenopsis può rifiorire dallo stesso stelo. Quindi, se sullo stelo ci sono tre nodi, normalmente dalla base si contano 3 nodi e sopra il 3° nodo si taglia. Ovviamente sempre con una forbici disinfettata. Quelli sono steli vecchi e la pianta produrrà degli steli nuovi. Dunque se si ha un ambiente ideale e perfetto è bellissimo perché si possono ottenere con lo stesso risultato entrambi gli steli, ma se non si ha un ambiente perfetto e si pota lo stelo, lo stelo nuovo che uscirà dallo stelo vecchio tenderà a togliere energia alla pianta quindi la fioritura nuova, dell’anno successivo renderà la pianta più debole. Dunque se si preferisce avere una fioritura abbondante l’anno successivo si elimina completamente lo stelo, se invece si vuole avere una rifioritura quasi subito si contano tre nodi e si taglia. Si possono fare entrambe le cose.

Provenienza delle Orchidee:
Le orchidee, prima di tutto, ci sono ovunque. Diciamo che si distribuiscono dal circolo polare antartico fino al nord della Groenlandia, quindi ci sono dappertutto, anche nei nostri prati. Però le orchidee più appariscenti sono tropicali. Per “ovunque” si parla di sud America, nord America, Africa, sud est asiatico, Giappone, ovunque. Ovviamente, per questioni di facilità di coltivazione da noi vengono importate quelle subtropicali quindi che si sviluppano lungo il Tropico del Cancro e del Capricorno, perché sono più adatte alle nostre temperature di casa e invernali. E’ difficile coltivare delle piante di Papua Nuova Guinea di bassa quota perchè hanno 27 gradi di notte e 35 di giorno quindi ho abbiamo una serra apposta o è impossibile. Mentre invece quelle che vengono da zone più a sud o più a nord hanno più stagionalità quindi hanno anche meno  ore di luce di inverno e di inverno hanno temperature che variano tra gli 8 e i 12 gradi di notte e 24- 28 di giorno. Si arriva ai 30-32 per l’estate. Quindi hanno delle temperature più simili alle nostre.

Le classiche orchidee che si trovano in commercio sono gli Oncidium, pianta sudamericana, anche questa epifita, è una pianta che ha bisogno di temperature abbastanza fresche durante l’inverno, si parla sempre di 12-14 gradi di notte ma si può arrivare anche ai 28-26 di giorno. Le temperature di notte devono essere di 12-14 gradi altrimenti la pianta difficilmente fiorirà. Si hanno i Dendrobium, esistono tantissime varietà di Dendrobium. Questo qui si chiama Dendrobium nobile, è un tipo di Dendrobium. Di Dendrobium ce ne sono più di 1.500 specie e più di 150.000 ibridi diversi, quindi in una vita non si vedono tutte. Quello lì è un Dendrobium australiano. I Dendrobium hanno una particolarità, sempre per la fioritura: basta tenerli in un ambiente per almeno 30-35 giorni in cui la temperatura vari di notte intorno ai 10-12 gradi e di giorno non superi i 16 gradi. Dal momento in cui poi si sposta, nel giro di 30-90 giorni la pianta è fiorita.

Però bisogna tenerla, per essere sicuri..




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